Roveja, il legume sconosciuto della Valnerina: tutto sull’eccellenza dei prodotti tipici

Il Valnerina c’è un legume che in pochissimi conoscono che si chiama Roveja, ideale per creare zuppe e minestre. Ma scopriamo insieme la sua storia e le sue caratteristiche.

Che cos’è il Roveja?

Il Roveja è un legume quasi sconosciuto e dimenticato che arriva dal neolitico ed è una delle eccellenze culinarie della Valnerina. Un tempo la sua diffusione in Europa era molto vasta poi si è optato per altre soluzioni, con possibilità di guadagno più importante e una distribuzione molto più veloce: la sua coltivazione è andata via via scemare restando solo nei dintorni Umbri con inserimento nel 2006 tra i presidi dello Slow Food.

È un legume della tradizione e dell’eccellenza culinaria, tanto che in queste zone si è mantenuta la sua cultura e il suo utilizzo. Indicata per le zuppe si sposa perfettamente con lenticchie – i fagioli – le fave e le cicerchie.

Ma non solo, perché questa antica eccellenza è ideale anche per la polenta soprattutto in zone di montagna servita con aglio e olio di oliva extravergine naturale. Purtroppo al giorno d’oggi pochissime persone conoscono l’esistenza di questo legume, anche se le nonne sono solite raccontare storie in merito e continuare a cercarlo per deliziare le loro zuppe e le loro minestre. Un legume non tanto facile da gestire a livello di coltivazione e tanto meno di costi.

Caratteristiche e aspetto

Questo legume si presenta con fattezze simili a quelle di un pisello, ma il suo baccello dapprima assume un colore verde e poi di seguito arriva al viola scuro. Il legume è invece verde con sfumature che danno sul grigio: la sua raccolta avviene tra fine luglio e agosto.

Se viene essiccato è a disposizione per tutto l’anno, assumendo il classico colore marrone. Come anticipato dal 2006 fa parte del presidio Slow Food con coinvolgimento di tutti i piccoli produttori per farlo conoscere e apprezzare.

Il legume in oggetto ha una storia molto antica e le sue origini sono prettamente Medio Orientali sino ad arrivare in Italia solo in zone di Umbria e Marche. La sua coltivazione veniva svolta solo in aree montane essendo resistente a tutte le basse temperature senza aver necessità di acqua. Non solo con i contadini, perché il legume ha anche una crescita spontanea anche se non ha ancora una collocazione botanica.

Il legume dimenticato negli anni

Questo legume così importante per questo territorio è stato il protagonista assoluto in termini di alimentazione. Arricchiva le zuppe e serviva per fare la polenta, nonostante questo oggi è praticamente uno sconosciuto. Il suo utilizzo in tavola è versatile e il suo gusto molto buono: ma cosa è accaduto?

In primo ordine la sua coltivazione è sempre stata molto difficile ed è un mercato che nel tempo non è più stato redditizio. Secondo gli storici, ci sono alcuni scritti che lo declasserebbero già nel 1300 dove veniva utilizzata per il foraggio e non più per gli uomini. Complice di tutto questo lo spopolamento dei vari luoghi di coltivazione e lo spostamento nelle grandi città.

Tutto questo ha portato ad un disinteresse e ad una pratica di coltivazione che predilige colture più facili da gestire. I mezzi moderni inoltre non sono adatti alla gestione degli steli lunghi del legume, per questo motivo si passa ad altri prodotti che si possono vendere ed esportare facilmente.

Il legume in oggetto deve essere falciato a mano e questo al giorno d’oggi non è più una pratica che si svolge facilmente, non solo per questioni di salute ma anche economiche.

Nella ValNerina resistono comunque alcuni agricoltori che continuano a produrre la Roveja a Cascia. Praticano una battitura similare a quella della lenticchia e vanno avanti senza dimenticare questo legume che – un tempo – era sinonimo di cibo e vita.